La promozione della dignità dell’uomo…Sentieri di Comunione Marzo 2011

La promozione della dignità di ogni persona è uno dei beni più preziosi che la Chiesa nella sua missione di “santificare” è chiamata a tutelare, e tale azione implica anzitutto l’affermazione dell’inviolabile diritto alla vita, di una vita propriamente umana, di una vita a immagine e somiglianza di Dio, di una vita che nessuno può “mortificare, violentare, sottomettere o privare”. Per questo Giovanni Paolo II, nel ’93 ad Agrigento pronunciò lo storico anatema contro la mafia, dicendo, al di fuori di ogni protocollo: «Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può uomo, nessuna umana agglomerazione, mafia, togliere il diritto divino alla vita… Nel nome di Cristo, crocifisso e risorto, di Cristo che è Via, Verità e Vita, mi rivolgo ai responsabili. Convertitevi, un giorno arriverà il giudizio di Dio!».
Molto prima dell’anatema di Agrigento, la prima visita del Papa in Sicilia (20-21 novembre dell’82) passò agli annali delle cronache come un’occasione mancata. Wojtyla – Pontefice da poco più di quattro anni – non pronunciò la parola mafia. E andarono deluse le attese di quanti chiedevano una posizione più netta in un’Isola scossa da omicidi eccellenti (a settembre era caduto il generale Dalla Chiesa) e da altissime denunce (l’«omelìa di Sagunto» del cardinale Pappalardo ai successivi funerali). In realtà, a rileggere quei discorsi si trovano però le fondamenta delle prese di posizione successive: «I fatti di violenza barbara – disse il Papa a Palermo il 21 novembre – che da troppo tempo
insanguinano le strade di questa splendida città offendono la dignità umana…Occorre ridare forza alla voce della coscienza, che ci parla della legge di Dio». Nella visita “ad limina” dei vescovi siciliani del 22 novembre 1991, il Papa disse che per sanare la dilagante mentalità mafiosa “è necessario riannunciare il Vangelo agli uomini della Sicilia e raggiungere in modo vitale e fino alle radici la loro cultura, impregnandola efficacemente della Buona Novella di Cristo, e sconvolgere mediante la sua forza i criteri di giudizio, i valori determinanti, i modelli di vita che sono in contrasto con la Parola di Dio e con il disegno della salvezza…La Chiesa siciliana è chiamata, oggi come ieri, a condividere l’impegno, la fatica e i rischi di coloro che lottano, anche con discapito personale, per gettare le premesse di un futuro di progresso, di giustizia e di pace per l’intera isola”. Nel ’93, Wojtyla volle incontrare i familiari di Falcone, Borsellino e Livatino (quest’ultimo definito davanti ai genitori “martire della giustizia, indirettamente della fede”). Il Papa pronunciò quindici discorsi in tutto. Di straordinaria forza e intensità. Paragonò le cosche e le loro «catene ataviche di odio e vendetta» al frutto delle fatiche di Satana, invitò i sacerdoti a «risanare l’isola dalla piaga della mafia». Scriveva Mons. Cataldo Naro che “la cultura siciliana è bisognosa di radicali interventi purificatori e risanatori”. Per questo la comunità ecclesiale non può limitarsi a sterili denunce, magari prendendo in prestito slogan e atteggiamenti della società civile, ma deve continuamente confrontarsi con l’obiettivo della “inculturazione della fede”;“Parlare di evangelizzazione come inculturazione porta ad esplicitare l’esigenza di un confronto della prassi pastorale con la cultura diffusa. La Chiesa siciliana, di fronte ai processi di secolarizzazione e di de cristianizzazione della mentalità collettiva, che hanno raggiunto anche l’Isola, evidenziando tra l’altro larghe zone di scarsa cristianizzazione dell’antica cultura popolare, si dà il compito di informare la mentalità collettiva a modi di pensare e di agire in consonanza col messaggio cristiano. Al fine di determinare un ambiente in cui la testimonianza cristiana non solo risulti possibile, ma riesca anche ad incidere nella linea di una umanizzazione dei rapporti sociali. Dandosi questo compito, inevitabilmente la Chiesa di Sicilia incrocia il tema della mafia” . A tal proposito la nostra Chiesa, per quest’anno, nelle tre giornate di Studi Sociali ha voluto porre l’attenzione al tema de “La Chiesa di fronte alla Mafia” e di scandagliare il tema in tre aspetti (annuncio, educazione e testimonianza) a Favara, presso il Castello Chiaramontano dal 14 al 16 marzo; Favara città nella quale è stato arrestato Gerlando Falzone, ma anche città che più volte ha detto di “no” alla Mafia: particolarmente partecipata e sentita la marcia voluta dall’intera Comunità contro la Mafia, qualche giorno dopo l’arresto.
Mario Sorce
La promozione della dignità dell’uomo…Sentieri di Comunione Marzo 2011ultima modifica: 2011-02-26T16:03:03+01:00da sanfrancesco25
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